L’Italia consolida la propria posizione nella mappa europea dei data center, con un settore in rapida evoluzione e sempre più riconosciuto dalle istituzioni. In un’intervista pubblicata da Huffington Post, Sherif Rizkalla, presidente dell’Italian Data Center Association (IDA), racconta come l’associazione, nata poco più di tre anni fa e oggi rappresentativa di oltre 200 aziende, sia diventata un punto di riferimento per il governo centrale e per gli enti territoriali. Tra i traguardi più significativi raggiunti dal settore nel 2025 spicca l’introduzione del primo codice ATECO dedicato ai data center, un passo importante per uniformare il riconoscimento delle aziende e facilitare la pianificazione degli investimenti.
Il 2025 ha inoltre visto la firma del protocollo di collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un accordo che crea un punto di contatto unico per gli investitori interessati a sviluppare data center in Italia. Questo meccanismo permette di essere accompagnati lungo tutto il percorso, dall’idea progettuale alla realizzazione dell’infrastruttura, riducendo complessità burocratiche e rendendo l’Italia più competitiva rispetto a mercati consolidati come Amsterdam o Francoforte.
Secondo Rizkalla, le prospettive sono ampie: il settore punta a raggiungere 1,2 GW di capacità entro il 2028, un obiettivo ambizioso che richiede però nuove competenze e talenti capaci di sostenere una filiera in continua espansione. Accanto alle opportunità, resta centrale la necessità di contrastare la disinformazione che spesso circonda il settore, soprattutto su temi ambientali ed energetici, e che rischia di rallentare investimenti strategici per lo sviluppo digitale del Paese.
La visione espressa da IDA è chiara: posizionare l’Italia come destinazione attrattiva per gli investimenti europei nel digitale e, allo stesso tempo, integrare pienamente il comparto all’interno delle strategie economiche nazionali. Una sfida che passa da infrastrutture moderne, competenze qualificate e una narrazione basata sui dati, non su percezioni distorte.
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