Data Center verso il primo Gw

L’Italia entra in una nuova fase di maturità nello sviluppo dei data center, avvicinandosi per la prima volta a una capacità installata complessiva di 1 gigawatt. Un traguardo che segna il passaggio da mercato emergente a infrastruttura strategica per la competitività digitale, l’intelligenza artificiale e la sovranità del dato, come sottolinea Luca Beltramino, presidente di IDA – Italian Datacenter Association.

Secondo le stime del settore, per consolidare un vero hub nazionale dei data center saranno necessari investimenti complessivi pari a circa 22 miliardi di euro. Numeri rilevanti, ma in linea con quanto già avvenuto nei principali mercati europei come Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi. La crescita italiana, pur significativa, è risultata finora meno intensa delle attese iniziali e più proporzionata alla domanda reale, evitando fenomeni di iper-capacità.

Sul fronte energetico, il dibattito sull’impatto dei data center sulla rete elettrica viene in parte ridimensionato. Le richieste di allaccio a Terna, che superano gli 80 GW, rappresentano scenari teorici e non riflettono l’effettivo sviluppo degli impianti. La capacità oggi installata si aggira intorno ai 300 MW, con l’obiettivo di raggiungere il gigawatt entro il 2028 e raddoppiare ulteriormente entro il 2031. Secondo Beltramino, il sistema elettrico nazionale è in grado di assorbire questa crescita, a condizione di rafforzare le reti di distribuzione e accelerare gli investimenti infrastrutturali.

Il mercato resta fortemente concentrato nel Nord Italia, in particolare in Lombardia e nell’area milanese, ma emergono segnali di maggiore diversificazione geografica. Alcuni hyperscaler stanno consolidando i grandi poli esistenti, mentre i data center più piccoli e modulari trovano spazio per supportare la pubblica amministrazione, la sanità e i servizi essenziali, contribuendo a una distribuzione più equilibrata sul territorio.

In prospettiva, città come Torino, per capacità elettrica e prossimità a Milano, e scali strategici del Centro-Sud come Genova, Bari e Palermo, grazie al ruolo dei cavi sottomarini, potrebbero diventare nuovi nodi di sviluppo. Tuttavia, perché il potenziale si traduca in investimenti concreti, resta centrale il tema normativo.

IDA lavora da tempo per il riconoscimento dei data center come infrastrutture strategiche, puntando su semplificazione autorizzativa, riutilizzo delle aree industriali dismesse, sostenibilità energetica e valorizzazione del calore prodotto. La partita non si gioca solo sulla quantità di megawatt installati, ma sulla capacità di integrare pianificazione energetica, competitività industriale e attrattività del sistema Paese.

Il raggiungimento del primo gigawatt rappresenta quindi non un punto di arrivo, ma una soglia simbolica: il vero nodo sarà trasformare la crescita dei data center in un fattore strutturale di sviluppo economico, tecnologico e territoriale per l’Italia nel contesto europeo e globale.

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