La sfida dei data center, il digitale si sposta a Sud: «Hub chiave per il futuro»

L’Italia si prepara a un cambio di paradigma nello sviluppo dei data center, infrastrutture ormai centrali per la gestione dei dati digitali, l’intelligenza artificiale e la sovranità tecnologica.

A trainare questa nuova fase non è più solo il Nord Italia: l’asse della crescita si sposta verso il Sud, in particolare tra Campania e Puglia, aree candidate a diventare un hub strategico del Mediterraneo, con tassi di sviluppo superiori al 10%. In Campania, oggi, sono attivi sette data center, tra cui spiccano il progetto Data for Med a Caserta e Megaride, il data center dedicato alla cybersicurezza nazionale e alla ricerca scientifica inaugurato a Napoli presso il polo universitario di San Giovanni a Teduccio, finanziato con 50 milioni di euro di fondi PNRR.

Sul piano normativo, il settore è sostenuto da una legge sui data center, già approvata dalla Camera e ora all’esame del Senato, che per la prima volta definisce in modo organico cosa sia un data center e ne disciplina realizzazione, sviluppo e potenziamento. Il testo riconosce queste infrastrutture come strategiche e di pubblica utilità, introducendo una semplificazione delle procedure autorizzative e collegando il tema dei data center a energia, sostenibilità, cybersecurity e protezione dei dati, in coerenza con gli obiettivi della transizione digitale e dell’intelligenza artificiale.

La sfida non è se realizzare o meno nuovi data center, ma come farlo in modo sostenibile. In questo senso il Sud Italia dispone di diversi vantaggi competitivi: la presenza di aree industriali dismesse (brownfield) riconvertibili, una crescente disponibilità di energia da fonti rinnovabili e il ruolo strategico dei cavi sottomarini che collegano le coste italiane ai grandi snodi digitali internazionali.

Come sottolinea Luca Beltramino, presidente di IDA – Associazione Italiana Datacenter, la realizzazione di data center in Italia è una condizione essenziale per garantire maggiore sovranità del dato, ridurre l’impatto ambientale legato alla delocalizzazione dei servizi digitali e competere con altri mercati europei e internazionali. La capacità di coniugare investimenti, sostenibilità energetica e semplificazione normativa determinerà il ruolo dell’Italia – e in particolare del Mezzogiorno – nella nuova geografia digitale globale.

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