L’Italia sta compiendo un passo decisivo verso la modernizzazione del quadro normativo che regola la realizzazione dei data center, infrastrutture ormai centrali per l’economia digitale, l’intelligenza artificiale e la sicurezza dei dati. Con oltre 7 miliardi di euro investiti negli ultimi tre anni nel settore, il Paese si trova oggi davanti a un bivio: dotarsi finalmente di regole chiare e snelle, oppure rischiare di rallentare ulteriormente la competitività rispetto ai principali mercati europei.
Il recente decreto “bollette”, entrato in vigore il 21 febbraio, introduce per la prima volta un procedimento amministrativo unico per autorizzare i nuovi centri dati attraverso una conferenza di servizi: un iter pensato per concludersi entro dieci mesi, con una proroga possibile solo in casi eccezionali. Un cambiamento significativo, che punta a velocizzare i processi autorizzativi spesso rallentati dalla sovrapposizione di permessi ambientali, urbanistici e paesaggistici.
Secondo gli esperti, tuttavia, resta il nodo della competenza dell’autorità responsabile: oggi individuata nell’ente che rilascia l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), necessaria solo per impianti sopra i 50 MW. Una scelta che rischia di creare squilibri sia per i progetti di dimensioni inferiori, sia per gli uffici pubblici chiamati a gestire pratiche non sempre necessarie.
Parallelamente, il quadro italiano si muove anche a livello locale. La Regione Lombardia – territorio con la maggiore concentrazione di progetti in pipeline – ha presentato una proposta di legge regionale dedicata ai data center, mentre la Città Metropolitana di Milano ha avviato una propria strategia tematico-territoriale, attualmente in fase di consolidamento. Le norme regionali sembrano complementari al decreto nazionale, introducendo elementi come la classificazione dei data center come destinazioni produttive e l’introduzione di nuove regole sugli oneri, ad esempio per gli insediamenti su suolo agricolo.
Il mosaico normativo si completa con la legge delega sui Data Center, già approvata in prima lettura alla Camera il 24 febbraio. La legge punta a riconoscere i data center come infrastrutture di pubblica utilità, promuovendo il riutilizzo delle aree industriali dismesse e investimenti orientati alla sostenibilità.
Per Sherif Rizkalla, presidente dell’Associazione Italiana Datacenter, la riforma autorizzativa potrebbe rappresentare il punto di svolta che l’Italia aspettava: «Un iter unico nazionale può permettere al Paese di colmare il divario con i vicini europei e candidarsi come nuovo hub digitale del Mediterraneo».
La sfida ora è trasformare queste norme in strumenti efficaci, garantendo un equilibrio tra esigenze industriali, tutela ambientale e velocità dei processi decisionali. La capacità dell’Italia di attrarre investimenti nel settore dei data center – infrastrutture sempre più cruciali per la competitività di aziende e istituzioni – dipenderà dalla rapidità con cui il Paese saprà rendere operativi questi nuovi meccanismi.
Per approfondire: https://ntplusentilocaliedilizia.ilsole24ore.com/art/data-center-l-italia-accelera-regole-spingere-capitali-AIsfIvwB


























































































































































































































































